La prospettiva è argomento di non facile comprensione, utilizzata solo nei diorami serve a dare il senso della profondità alla nostra scena; è per tale motivo che consiglio a chiunque abbia deciso di intraprendere per la prima volta la realizzazione di un presepe, di indirizzarsi verso una scena aperta, la quale non necessita di tale tecnica e, come detto in precedenza, di tanti altri accorgimenti; comunque sia ritengo oneroso darne un piccolo cenno.

Tale tecnica si avvale della disciplina matematica ma anche, e a mio avviso soprattutto, di esperienza e di un buon occhio.

Un diorama è solitamente diviso in tre piani; nel primo troviamo la natività insieme a case e quest’altro, nel secondo colline e montagne con piccoli paesini arroccati e nel terzo le montagne in lontananza.

Per lo stesso concetto delle proporzioni è evidente che, le montagne del terzo piano debbano esse necessariamente più piccole e meno definite di quelle che troviamo nel secondo, come le case che collocheremo nel secondo piano saranno sensibilmente più piccole e meno definite di quelle del primo piano.

In realtà la prospettiva viene applicata solamente nel primo piano, realizzando i restanti due piani ad occhio.

Tale tecnica si rende necessaria per dare l’angolazione giusta alle strutture, in modo da far percepire all’occhio umano la sensazione della profondità; inoltre viene applicata solamente alle parti laterali e mai a quelle frontali.

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Materialmente si fissa un filo ad una distanza che risulti il doppio della lunghezza del nostro presepe ed al centro dello stesso (se la nostra scena è lunga cm. 100 allora bisognerà fissare un filo a cm. 200) e ad una altezza che risulti uguale all’altezza in cui si trovano gli occhi del personaggio in primo piano.

A questo punto, una volta costruita la sagoma di una struttura, la stessa verrà collocata nella sua giusta sede e, con l’ausilio del filo, tracceremo nelle parti laterali delle linee guida che ci serviranno a disegnare il profilo di porte, finestre, mattoni o pietre.

Un consiglio da non sottovalutare è quello di non rispettare matematicamente le linee tracciate, ma di aiutarvi con la vostra percezione visiva, a capire se il risultato che otterrete è quello desiderato.

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Il punto in cui abbiamo fissato il filo fuori dalla nostra scena si chiama “punto di fuga”.

Per rendere la scena più accattivante possiamo decentrare il punto di fuga, spostandolo lateralmente a destra o a sinistra oppure, per conferire dinamismo alla scena, possiamo realizzare due punti di fuga.